Supply Chain Management e strumenti per migliorare il controllo di filiera
Supply Chain Controllo di fliera in un mondo consapevole

Il controllo di filiera in un mondo sempre più consapevole.

Come implementare il supply chain management in azienda per garantire trasparenza ed evitare disastri. 

Molti di noi sono cresciuti in un tempo in cui il prodotto era semplicemente ciò che era, nessuno si fermava a pensare al costo naturale, sociale e morale che la generazione di quel dato oggetto o servizio comportasse.  

Fortunatamente le cose stanno cambiando, il consumatore contemporaneo è sempre più attento, consapevole e capace di valutare tutte le implicazioni presenti in qualsiasi processo produttivo ed è in grado di modulare le sue scelte in base a quanto il prodotto sia affine alle proprie priorità e ai propri valori. Difatti, se un’azienda non risulta trasparente in determinate tematiche potrebbe essere boicottata o non scelta durante un processo di acquisto 

Proprio per questa ragione le aziende hanno dovuto riflettere su temi come sostenibilità, responsabilità sociale, sicurezza e diritti dei clienti e delle risorse umane impiegate. Lo strumento principe per garantire ai consumatori il rispetto delle regole e l’aderenza ai valori è il controllo e la certificazione della filiera produttiva, per gli americani supply chain management. 

Cos’è la filiera produttiva 

Il termine filiera ci riporta al mondo agricolo, proprio perché si tratta del settore economico in cui si dimostra più evidentemente il concetto dei diversi stadi della preparazione, produzione, distribuzione e vendita.   

Prendiamo, ad esempio, un campo di mais, gli elementi della filiera in questo caso sono: la preparazione e concimazione del terreno, la scelta dei semi o delle piante, la protezione dagli agenti esterni come parassiti o eventi atmosferici, la raccolta, il trasporto e la distribuzione.  

Se solo uno di questi elementi non viene accuratamente programmato, controllato e registrato il rischio dell’insorgere di non conformità potenzialmente devastanti non solo minaccia il fatturato, ma può generare problematiche anche molto gravi.  

Pensiamo al pollo alla diossina negli anni ‘90, alla mucca pazza all’inizio del secolo, ai problemi dovuti all’uso indiscriminato di pesticidi e fertilizzanti chimici, poi rivelatesi cancerogeni, che ancora oggi affligge importanti porzioni della produzione agricola.  

Tutti problemi che probabilmente si sarebbero potuti evitare applicando concretamente i principi del controllo e certificazione delle filiere produttive. Un corretto e digitalizzato management della supply chain avrebbe infatti individuato immediatamente le problematiche a medio e lungo termine che scelte a dir poco discutibili avrebbero provocato tanto al comparto produttivo quanto alla fiducia e alla salute dei consumatori, fornendo alle imprese informazioni vitali su come differenziarsi evitando il disastro. 


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Che settori sono interessati al controllo della filiera? 

Se effettivamente fu proprio il comparto agroalimentare il primo a provare sulla sua pelle i danni provocati da una mancata attenzione alla tracciabilità di tutte le componenti produttive, si può dire che il supply chain management, oggi, risulta fondamentale per qualsiasi tipo di azienda.  

Abbiamo centinaia di esempi che hanno coinvolto ogni settore: dai diamanti, alla moda, ai giocattoli, ai componenti elettronici, alle automobili, fino ad arrivare a Facebook o Google. Insomma, qualsiasi prodotto o servizio ha l’interesse e il dovere di controllare e certificare ogni fase del processo, dall’ideazione, alla distribuzione, alla post distribuzione e non solo per garantire la qualità, ma anche per assicurare il rispetto delle leggi, della natura e delle persone

Che benefici può portare il supply chain management? 

Oltre alle evidenti ricadute sul fatturato delle imprese, un costante controllo della filiera permette di migliorare la reputazione del brand e generare fiducia tanto nei consumatori quanto nei lavoratori.  

Facciamo due esempi contrapposti: un’impresa che ha correttamente eseguito un controllo della filiera e una che ha pensato solo al profitto, ignorando i dettami del supply chain management. 

Nel primo caso, abbiamo un produttore di gioielli che, a seguito del controllo della filiera, si rende conto che alcune componenti del suo prodotto vengono estratte in un Paese dove non si rispettano i diritti e la salute dei lavoratori. Da un’indagine più approfondita si rende conto che una parte importante delle pietre preziose che utilizza vengono addirittura estratte da bambini sottopagati e malnutriti. 

Il management viene allertato e capisce che oltre al problema etico che ciò comporta, se i consumatori venissero a conoscenza autonomamente della notizia presto o tardi il brand verrebbe automaticamente associato a pratiche di schiavitù minorile e molti clienti rifiuterebbero di indossare i suoi prodotti perché significherebbe implicitamente sostenere tali pratiche. 

L’azienda in questione decide di intraprendere la strada più corretta: diffonde la notizia e acquisisce le miniere, implementando condizioni di età, paga e sicurezza che soddisfino gli standard legali dettati dalle istituzioni oltre ad aprire asili nidi, scuole e parchi giochi gratuiti per i villaggi intorno alla miniera.  

Ecco che quello che poteva diventare un grosso problema che avrebbe intaccato irrimediabilmente il fatturato e l’immagine del produttore è diventato un fiore all’occhiello dell’azienda ottenendo ottima pubblicità gratuita e soprattutto diventando protagonista di un intervento eticamente importante che ha salvato dei bambini dallo sfruttamento. 

Ora veniamo all’esempio dell’impresa che non ha controllato la sua filiera. In questo caso abbiamo un grande allevatore di bovini a cui vengono offerti dei mangimi altamente proteici, quindi in grado di aumentare la massa dell’animale e di conseguenza del prodotto, a un prezzo fortemente competitivo rispetto a quelli che utilizzava.  

I mangimi offerti non sono certificati e la loro composizione non è segnalata, cioè non ne conosce l’origine né il contenuto, ma, accecato dal facile profitto, decide di procedere all’acquisto.  

Dopo soli due mesi, il bestiame comincia ad impazzire prima, distruggendo stalle e capannoni, e poi a morire. Il problema assume dimensioni tali da richiedere l’intervento delle autorità che, analizzando i nuovi mangimi, trovano tracce di farine animali e, analizzando i capi, si rendono conto che potrebbero generare gravi problemi di salute nei consumatori.  

Risultato: l’azienda viene chiusa, i capi sopravvissuti abbattuti e l’imprenditore si ritrova senza impresa e con un processo penale sulle spalle. Tutto questo perché non ha controllato la filiera, non ha preteso che il fornitore dei mangimi presentasse l’origine e la composizione del prodotto e questo semplice errore gli è costato il lavoro, la reputazione e, a seconda della persona, il rispetto di sé. Non esiste compensazione economica che possa valere tutto ciò. 

Quali strumenti si utilizzano per il controllo della filiera? 

Sicuramente il buonsenso e l’etica sono un ottimo punto di partenza, ma non sono abbastanza. Il rispetto delle norme dettate dalle istituzioni e dagli organismi di controllo è fondamentale per evitare o individuare problemi e non conformità, l’utilizzo di un software dedicato ai processi di audit e controllo qualità è uno strumento impareggiabile per rendere continuo, semplice ed efficace il supply chain management.  

La digitalizzazione dei processi, infatti, è in grado di monitorare tutte le componenti della filiera e generare report e alert che possono davvero salvare l’azienda da decisioni sbagliate e controproducenti. 

In essenza, l’utilizzo di un software ad hoc permette di: 

  • Monitorare i processi in tutte le fasi. 
  • Controllare e valutare i fornitori. 
  • Segnalare non conformità in tempo reale. 
  • Analizzare la qualità dei prodotti/servizi erogati. 
  • Facilitare il conseguimento di importanti certificazioni di qualità. 
  • Eliminare gli sprechi. 
  • Seguire e ottimizzare la distribuzione. 
  • Valutare il grado di sicurezza e appagamento dei lavoratori. 
  • Misurare la soddisfazione dei clienti. 

Il futuro del controllo della filiera 

I temi del controllo della qualità della filiera sono destinati a rivestire un ruolo sempre più importante. Fattori come la responsabilità sociale delle aziende, la sostenibilità, il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei consumatori possono davvero incidere fortemente sul futuro delle imprese in qualsiasi settore.  

In questa prospettiva, la tecnologia blockchain, in grado di marchiare univocamente un prodotto o un servizio, sembra guadagnare spazio nei progetti di supply chain management delle grandi imprese, anche se solleva molti dubbi la nota problematica della sostenibilità di tale tecnologia che al momento comporta l’utilizzo di grandi quantità di energia. Sicuramente però, quando i tempi saranno maturi e la blockchain meno dispendiosa per il Pianeta, i software di controllo qualità implementeranno anche questa tecnologia.  


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